Numeri ‘americani’ cosiddetti presidenziali

Premessa.
I movimenti politici USA che – al di là del Padre della Patria, primo a ricoprire la carica e indipendente George Washington – hanno portato almeno uno tra i loro esponenti ad esercitare il ruolo presidenziale sono storicamente stati
il Federalista
il Democratico Repubblicano
il Whig
il Democratico (partito dell’Asino, essendone il nobile animale il simbolo cosa che porta a chiamare Asini o Asinelli i suoi eletti ed elettori)
il Repubblicano (noto anche come GOP, acronimo di Grand Old Party, partito che ha come simbolo l’Elefante, ragione per cui i suoi eletti ed elettori vengono altresì chiamati GOP, Elefanti, Elefantini).
Numeri.
– 60, il 5 novembre del 2024 – primo martedì dopo il primo lunedì del penultimo mese di quell’anno – negli Stati Uniti d’America si voterà (così si dice ma non è perché sempre nella circostanza in verità si scelgono Stato per Stato i Grandi Elettori – iniziale maiuscola e dal 1964
– 538, ragione per la quale la maggioranza assoluta necessaria per vincere è
– 270, che poi effettivamente il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre conseguente l’andata alle urne degli elettori – iniziale minuscola – nominano l’inquilino di White House) per la sessantesima volta per la Presidenza.
– 46, Joe Biden è il quarantaseiesimo Capo dello Stato, questo perché oltre ai vincitori si conteggiano anche
– 5 Vice subentrati ma non personalmente eletti
– 3 dei quali poi non si sono singolarmente ricandidati (nell’ordine, John Tyler nel 1844, Andrew Jackson nel 1868 e Chester Arthur nel 1884) al termine del quadriennio esercitato,
– 1 dei quali (Millard Fillmore) lo fece, invano, non successivamente alla scadenza del mandato nel quale era subentrato (sarebbe stato nel 1852) ma in quella seguente, nel 1856.
– 1 dei quali (Gerald Ford) lo fece effettivamente nel 1976 ma fu sconfitto.
(A tale riguardo, per connessione, si ricorda che il primo Vice subentrato poi personalmente candidato ed eletto fu Theodore Roosevelt nel 1904 e che nel Novecento altrettanto fecero poi Calvin Coolidge nel 1924, Harry Truman nel 1948 e Lyndon Johnson nel 1964, mentre Gerald Ford, in corsa nel 1976, come appena vergato, fu battuto da Jimmy Carter).
– 45, è Biden però la quarantacinquesima persona che ricopre la carica (questo perché Grover Cleveland fu eletto due volte non consecutive, nel 1884 e nel 1892, ed è conteggiato sia come ventiduesimo che quale ventiquattresimo inquilino di White House).
– 42, il 3 novembre 2020 i democratici e i repubblicani si sono contesi la Casa Bianca per la quarantaduesima volta (la prima nel 1856. essendo il GOP nato nel 1854).
– 43, il 5 novembre 2024 lo faranno per la quarantatreesima.
– 45, ancora, nel 2020 per la quarantacinquesima volta si è votato “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno coincidente con il bisestile” (si cominciò nel 1848) e volendo sottilizzare così non fu nel 1900 in quanto la Riforma Gregoriana non considera bisesti gli anni di fine secolo non divisibili per quattrocento (come poi invece il 2000).
– 46, nella prossima occasione si andrà alle urne nella data così determinata per la quarantaseiesima.
– 1, solo in una circostanza il voto si è svolto anche in un anno dispari (anche, perché fu possibile esprimersi per molti giorni dal 15 dicembre 1788 al 10 gennaio 1789).
– 14, nelle quattordici tornate dal 1792 al 1844 le urne furono aperte per oltre un mese sempre comprendendo il novembre.
– 17, i Presidenti eletti almeno due volte (cosa che cercava di fare nel 2020 Donald Trump), nell’ordine, George Washington nel 1788/89 e nel 1792, Thomas Jefferson nel 1800 e nel 1804, James Madison nel 1808 e nel 1812, James Monroe nel 1816 e nel 1820, Andrew Jackson nel 1828 e nel 1832, Abraham Lincoln nel 1860 e nel 1864, Ulysses Grant nel 1868 e nel 1872, Grover Cleveland come detto non consecutivamente nel 1884 e nel 1892, William McKinley nel 1896 e nel 1900, Woodrow Wilson nel 1912 e nel 1916, Franklin Delano Roosevelt in quattro successivi momenti (cosa possibile prima della approvazione del XXII Emendamento datato 1951 che limita a due le conseguibili elezioni) nel 1932, nel 1936, nel 1940 e nel 1944, Dwight Eisenhower nel 1952 e nel 1956, Richard Nixon nel 1968 e nel 1972, Ronald Reagan nel 1980 e nel 1984, Bill Clinton nel 1992 e nel 1996, George Walker Bush nel 2000 e nel 2004 e Barack Obama nel 2008 e 2012.
– 2, i Presidenti cattolici, John Kennedy e, adesso, Joe Biden
– 3, i Capi dello Stato non ‘WASP’, ovvero non White, AngloSaxon, Protestant, i due ora citati perché non protestanti e
– 1, il solo l’eletto di colore, Barack Obama.
– 8, Donald Trump compreso, gli inquilini della Executive Mansion che sono stati battuti nel tentativo di essere rieletti.
– 7, nell’ordine prima del tycoon, John Adams nel 1800, John Quincy Adams nel 1828, Martin Van Buren nel 1840, William Taft nel 1912, Gerald Ford nel 1976, Jimmy Carter nel 1980 e George Herbert Bush nel 1992.
– 4, gli assassinati, nell’ordine Abraham Lincoln nel 1865, James Garfield nel 1881, William McKinley nel 1901 e John Kennedy nel 1963.
– 4, i morti in carica per malattia, nell’ordine William Harrison nel 1841, Zachary Taylor nel 1850, Warren Harding nel 1923 e Franklin Delano Roosevelt nel 1945.
– 1, il dimissionario, Richard Nixon nel 1974.
– 9, i Vice subentrati, nell’ordine John Tyler nel 1841, Millard Fillmore nel 1850, Andrew Johnson nel 1865, Chester Arthur nel 1881, Theodore Roosevelt nel 1901, Calvin Coolidge nel 1923, Harry Truman nel 1945, Lyndon Johnson nel 1963, Gerald Ford nel 1974.
– 1 solo tra loro (Ford) a seguito delle dimissioni del predecessore (Nixon, come detto) e per di più avendo seguito in precedenza per succedere al dimissionario dall’incombenza vicaria Spiro Agnew la procedura dettata da uno specifico Emendamento in materia del 1967.
– 24, le elezioni vinte dai repubblicani a partire dal 1856, anno nel quale si presentarono la prima volta (nell’ordine, Abraham Lincoln nel 1860 e nel 1864, Ulysses Grant nel 1868 e nel 1872, Rutherford Hayes nel 1876, James Garfield nel 1880, Benjamin Harrison nel 1888, William McKinley nel 1896 e 1900, Theodore Roosevelt nel 1904, William Taft nel 1908, Warren Harding nel 1920, Calvin Coolidge nel 1924, Herbert Hoover nel 1932, Dwight Eisenhower nel 1952 e 1956, Richard Nixon nel 1968 e 1972, Ronald Reagan nel 1980 e 1984, George Herbert Bush nel 1988, George Walker Bush nel 2000 e 2004, Donald Trump nel 2016).
– 18, quelle nelle quali, sempre a partire dal 1856, hanno prevalso i democratici (nell’ordine, James Buchanan appunto nel 1856, Grover Cleveland nel 1884 e nel 1892, Woodrow Wilson nel 1912 e nel 1916, Franklin Delano Roosevelt nel 1932, 1936, nel 1940 e nel 1944, Harry Truman nel 1948, John Kennedy nel 1960, Lyndon Johnson nel 1964, Jimmy Carter nel 1976, Bill Clinton nel 1992 e 1996, Barack Obama nel 2008 e 2016, Joe Biden nel 2020).
– 1 sola la circostanza nella quale i due partiti egemoni dal 1856 non hanno occupato i primi posti nella votazione sia popolare nazionale che dei Grandi Elettori: nel 1912, allorquando Theodore Roosevelt, uscito dai repubblicani che gli avevano preferito per la Nomination l’uscente William Taft, arrivò secondo alla guida di un effimero movimento relegando il candidato del GOP al terzo rango.
– 5, le vittorie democratiche precedenti il 1856, quando si impose James Buchanan: nell’ordine nel 1828 e 1832 con Andrew Jackson, nel 1836 con Martin Van Buren, nel 1844 con James Polk, nel 1852 con Franklin Pierce.
– 1, l’eletto come indipendente (il già citato anche a tale proposito, George Washington)
– 2, i Presidenti whig, nell’ordine William Harrison nel 1840 e Zachary Taylor nel 1848, entrambi deceduti in corso di quadriennio, il primo dei due detentore del record sia appunto perché primo a farlo sia perché rimase in carica dal 4 marzo al 4 aprile 1841, un solo mese, la quale cosa portò il Vice John Tyler alla Casa Bianca per il mandato più lungo toccato a un subentrato.
– 1, il Capo dello Stato federalista, John Adams nel 1796.
– 4, i Presidenti democratico/repubblicani, nell’ordine Thomas Jefferson eletto nel 1800 e nel 1804, James Madison 1808 e 1812, James Monroe 1816 e 1820 e John Quincy Adams 1824.
– 27, per la ventisettesima volta l’eletto è entrato in carica il 20 gennaio a mezzogiorno dell’anno successivo a quello delle votazioni (la prima nel 1937).
– 28, per conseguenza, nel 2024 lo farà per la ventottesima.
– 1, il primo insediamento (di George Washington) ebbe luogo il 30 aprile del 1799.
– 1, una sola volta il Vice (John Adams) entrò in carica giurando (il 21 aprile 1789) prima del Capo dello Stato eletto (il citato George Washington).
– 31, le volte che la cerimonia inaugurale, dal 1793 al 1933, ebbe luogo il 4 marzo dell’anno successivo a quello elettorale.
– 50, gli Stati chiamati alle urne dalle votazioni dal  1960 essendo Hawaii e Alaska entrati nell’Unione l’anno precedente.
– 51, i territori nei quali si vota dal 1964 perché da allora va alle urne anche il District of Columbia che non è uno Stato.
– 1, una sola donna è stata candidata (invano) da uno dei due partiti egemoni, Hillary Rodham Clinton nel 2016.
– 2, le Signore (la democratica Geraldine Ferraro nel 1984 e la repubblicana Sarah Palin nel 2008) proposte prima della vincente nel 2020 Kamala Harris altrettanto invano, per la Vice Presidenza.
– 3, Joe Biden è riuscito nel 2020 ad ottenere la Nomination dal proprio partito al terzo tentativo avendo perso nelle Primarie nel 1988 e nel 2008.
Come lui in precedenza Hubert Humphrey e Ronald Reagan.
Il primo – come Biden democratico – perse poi la contesa per lo scranno massimo nel 1968 da Richard Nixon.
Il secondo – repubblicano – lo conquistò invece nel 1980.
E si potrebbe continuare all’infinito..